Anatocismo bancario: ecco cosa si rischia con il prestito ipotecario vitalizio

Via libera (di nuovo) all’ anatocismo bancario? Le nuove norme che regolano il prestito ipotecario vitalizio, entrate in vigore a partire proprio da questo marzo, finiscono per reintrodurre la capitalizzazione degli interessi. La pratica dell’anatocismo bancario resta illegale, sia inteso, ma chi sceglie di dare la propria abitazione come garanzia per un finanziamento da richiedere alla banca si espone, inevitabilmente e pericolosamente, anche e soprattutto a questo rischio. Un rischio che, se si conoscono le poco piacevoli storie di chi ha avuto la sfortuna di imbattercisi almeno una volta nella vita, andrebbe assolutamente (o almeno il più possibile) evitato.

Anatocismo bancarioL’anatocismo è la pratica che prevede la capitalizzazione degli interessi passivi. A partire dal primo gennaio del 2014, però, questa pratica è vietata dall’articolo n. 120 del T.U.B. (Testo Unico Bancario). E che continui ad essere illegale, almeno secondo una certa giurisprudenza, lo hanno ribadito il Tribunale di Roma e il Tribunale di Milano. Secondo il Tribunale di Roma, inoltre, quanto stabilito vale anche per i contratti di conto corrente bancario firmati tra il 20 ottobre (data in cui è stata emanata l’ordinanza) e il primo gennaio 2014 (ovvero il giorno in cui è cambiato il modo in cui è disciplinata la materia). Ciò significa che non è «dubitabile che tale innovazione ben possa applicarsi anche ai contratti sorti in precedenza, ma non esauriti e pertanto ancora in corso».

Tornando al prestito ipotecario vitalizio, i problemi avvengono quando si opta per la soluzione che consente all’istituto bancario di prendersi la casa alla sopraggiunta morte del titolare. In un caso come quello appena descritto, gli interessi crescono in maniera esponenziale: con un tasso fisso tra il 6 ed il 7 per cento addirittura raddoppiano nell’arco di circa un decennio, finendo per sfociare inevitabilmente nell’usura bancaria. Una soluzione alternativa è quella che permette agli eredi di riscattare l’immobile, rimborsando la banca oppure decidendo di venderlo. Quale che sia la decisione degli eredi, questa va presa, però, entro e non oltre dodici mesi, altrimenti il finanziatore si assume la facoltà di gestire autonomamente la proprietà, procedendo alla cessione, nominando un perito e stabilendo, attraverso lui, a quanto ammonta il valore dell’immobile, nel caso di una vendita. Agli eredi verrà riconosciuta, comunque, una parte della somma guadagnata.

Il prestito vitalizio ipotecario (si tratta di uno strumento che ora ha a disposizione chi ha almeno sessant’anni, e che dunque non vale più dai sessantacinque in poi) consente, quindi, di ipotecare la propria abitazione in cambio di liquidità. In ballo c’è un vasto patrimonio immobiliare con almeno dieci milioni di proprietà ed un valore immobiliare che supera anche di molto i tre miliardi.

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