Assegni familiari anche per stranieri con figli all’estero

Sì agli assegni familiari per i lavoratori stranieri con figli che non vivono in Italia. Lo stabilisce, con due sentenze gemelle, la Corte d’Appello di Brescia, confermando quanto già stabilito da tribunale cittadino.

No alle discriminazioni, assegni familiari anche per i figli all’estero

È un no chiaro e tondo quello che il Tribunale di Brescia prima e la Corte di Cassazione, poi, hanno detto all’Inps in riferimento alla richiesta di non pagare assegni familiari per figli di cittadini stranieri, con regolare permesso di soggiorno, non residenti in Italia. La Cassazione, infatti, ha stabilito che i lavoratori stranieri hanno diritto agli assegni familiari anche per i figli che non vivono in Italia. In caso contrario, specifica, si tratterebbe di una discriminazione rispetto ai cittadini italiani per i quali non esiste la regola in questione.

La posizione dell’Inps

Gli assegni familiariMa perché l’Inps, l’Istituto nazionale per la previdenza sociale, si era opposta al pagamento? L’Istituto faceva riferimento alla normativa italiana sugli assegni familiari, cioè a quanto previsto dalla legge 153/88, che non considera parte del nucleo familiare “il coniuge e i figli che non abbiano la residenza nel territorio della Repubblica”. La legge, però, prevede come eccezione il caso in cui tra l’Italia e il Paese d’Origine esista un accordo di reciprocità in materia di trattamenti di famiglia.

La posizione della Corte di Cassazione di Brescia

La posizione dei giudici, invece, si rifà a quanto previsto dalla direttiva europea 109/2003, che equipara agli italiani gli stranieri titolari di un permesso Ue per lungosoggiornanti in riferimento a “prestazioni sociali, assistenza sociale, e la protezione sociale”. Gli Stati Membri possono scegliere di limitare la parità alle prestazioni “essenziali” ma è proprio così che per i giudici sono da considerarsi gli assegni familiari. Si tratta, infatti, di una prestazione assistenziale  finalizzata “ad assicurare una tutela in favore delle famiglie in stato di effettivo bisogno economico”. Inoltre, in linea con la carta dei diritti fondamentali dell’UE, consentono di “garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti”.

Ecco cosa sono gli assegni familiari?

Gli assegni familiari, a cui la pratica guida on line al fisco e alla burocrazia guidafisco.it dedica un interessante articolo, non sono altro che una tipologia di prestazione a sostegno del reddito delle famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati. L’erogazione di questo sostegno è a carico dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) e possono beneficiarne i soggetti con reddito complessivo al di sotto di determinate fasce che vengono stabilite di anno in anno dalla legge. A determinare sia il diritto di accesso a questa tipologia di sostegno al reddito che il suo importo sono diversi fattori: il numero dei componenti del nucleo familiare, il reddito complessivo, la tipologia stessa del nucleo familiare. Le tabelle con i riferimenti annuali per gli assegno familiari sono compilate e pubblicate dall’Inps e hanno validità dal 1° luglio al 30 giugno dell’anno successivo. Dal 1998, inoltre, anche gli iscritti alla gestione separata dell’Inps – si tratta in genere di lavoratori autonomi – possono beneficiare degli assegni familiari. È da tenere presente, inoltre, che questa tipologia di sostegno al reddito è perfettamente cumulabile con gli eventuali assegni familiari pervisti dai Comuni italiani.

Come presentare la domanda

Le strade per diventare beneficiari di questa tipologia di sostegno al reddito sono due. I lavoratori dipendenti e titolari di prestazione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria possono presentare la domanda la proprio datore di lavoro. questo è possibile quando il richiedente svolge un lavoro da dipendente. Basta presentare il modello ANF/DIP e sarà la stessa azienda a corrispondere l’assegno per il periodo di lavoro prestato alle proprie dipendenze. Interessante sapere che la richiesta può essere inoltrata anche dopo la risoluzione del rapporto di lavoro, entro il limite stabilito di 5 anni. In alternativa, è possibile presentarla direttamente alla sede Inps competente per residenza. È questa la strada giusta per addetti ai servizi domestici e familiari, agricoli dipendenti e lavoratori parasubordinati.

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