Crack Banche: come si evolve la situazione

Milioni di euro finiscono nel “bagno di sangue” che vede coinvolti i risparmi dei piccoli investitori traditi dal crack delle 4 banche locali italiane (Banca Marche, Banca Etruria, Carife, e Carichieti), che il governo Renzi ha salvato in extremis, spadellando un decreto su misura che non risolve il problema. E per gli italiani non c’è nulla di buono all’orizzonte sul fronte della finanza, perché la situazione per migliaia di risparmiatori italiani sembra evolversi verso tempi più duri, visto che il dissesto potrebbe chiamare in causa anche altri istituti bancari.

Crack Banca MarcheLo scandalo accaduto pochi mesi fa, come ricorderete, riguardava nello specifico la categoria dei bond subordinati che in passato le banche cadute nel dissesto hanno piazzato senza alcuna remora e per un totale che si aggira attorno agli 800 milioni di euro! Le obbligazioni subordinate (che al pari dei bond ordinari espongono i risparmiatori agli stessi rischi di chi acquista un’azione), sono titoli rappresentativi di un debito che permettono all’acquirente di diventare creditore dell’istituto emittente, incassando così degli interessi.

Se la banca emittente fallisce, i titolari delle obbligazioni subordinate non hanno priorità nel diritto e garanzia di un risarcimento, che vengono quindi esauditi soltanto dopo aver ripagato i dipendenti della banca, i correntisti o i sottoscrittori dei bond ordinari.

A maggior ragione, il crack dei 4 istituti tradisce la fiducia dei risparmiatori, ed il decreto “salva-banche” – voluto da Renzi e approvato dal governo – ha messo in atto una manovra rivolta al salvataggio delle banche fallite con la costituzione di 4 banche-ponte che hanno ereditato dalle vecchie solo le attività sane, e di una bad bank comune, che invece ha assorbito i crediti deteriorati dei 4 istituti, e che verranno poi messi in liquidazione.

Un dissesto guidato quindi… un fallimento finanziario che ha prodotto le solite vittime: gli azionisti e i possessori di obbligazioni subordinate, né più né meno che tutta la schiera di quei risparmiatori traditi!

Come risolvere il danno arrecato ai piccoli risparmiatori?

Le soluzioni previste vanno dalla creazione di un fondo di solidarietà (co-finanziato da interventi pubblici e dalle banche stesse), ma che non risolvono il grosso del problema. Altre ipotesi prevedono eventuali indennizzi a copertura dei risparmiatori ed un credito di imposta sull’Irpef per le somme perdute.

Molti risparmiatori si mostrano intenzionati a denunciare i responsabili del crack, e tante sono le associazioni (Adusbef,  Federconsumatori, Codacons etc…) che si stanno muovendo in difesa dei piccoli risparmiatori per richiedere un risarcimento o degli indennizzi alle nuove banche che hanno ereditato le attività sane dei 4 istituti falliti. Altre ipotesi vedono, invece, più probabile l’avvio di procedimenti contro la bad bank che assorbirà i crediti deteriorati.

Bail-in e dissesto banche

Sulla scia della recente crisi e fallimento in cui sono versate le banche nel corso del 2105, e che hanno portato ad ingenti perdite anche i piccoli risparmiatori, e nel tentativo di porre un freno all’intervento dello Stato nelle crisi delle banche italiane, è stato recentemente approvato il “bail-in” con due decreti legislativi e su direttiva Ue.

Cosa significa il termine bail-in? Con questo termine ci si intende riferire all’obbligo da parte delle banche, che versano in una condizione di dissesto finanziario, di attingere alle risorse interne per il risanamento delle loro finanze, invece che alle risorse esterne, ovvero a quelle statali.

Questa condizione pone di fatto l’obbligo da parte degli istituti di credito a risollevare le proprie sorti mediante altre manovre, come ad esempio, effettuando prelievi forzosi dai correntisti per risanare i problemi di bilancio. La norma deriva dalla incapacità dei governi europei di proseguire a contenere le perdite subite dagli istituti di credito ai quali – ad iniziare dal nuovo anno, 2016 – viene richiesto di provvedere autonomamente a risolvere le proprie crisi finanziarie.

Viene così recepita la direttiva europea entrata in vigore in Italia a partire dall’1 gennaio 2016. Tale provvedimento, infatti, è stato applicato su richiesta della direttiva europea, che autorizza il bail-in su azioni, obbligazioni e conti correnti con depositi superiori ai 100mila euro (per le cifre inferiori a questa soglia i conti correnti, infatti, sono protetti dal sistema di garanzia dei depositi).

Il bail-in sancisce che non sia più lo Stato a sopperire alle perdite e ai dissesti finanziari delle banche, ma prevede che ad intervenire siano gli azionisti, i detentori di obbligazioni subordinate e senior (strumenti Additional tier 1 e tier 2), i correntisti con liquidità superiore a 100mila euro, per la parte eccedente lo stesso.

Azionisti e creditori saranno chiamati a versare un contributo pari all’8% del passivo della banca in crisi. E ancora, dovranno essere le le banche ad intervenire attraverso il Fondo di risoluzione. Tagliati fuori dal rischio bail-in restano, invece, i correntisti che fino a 100mila euro, i possessori di covered bond, e i debiti verso dipendenti, fisco, enti previdenziali e fornitori.

Leave a Reply

Please Do the Math