La storia di chi ha deciso di sfidare le banche

“Una vita nell’acqua gelida per mettere da parte qualcosa, una telefonata per dirmi che non avevo più nulla. Così la banca mi ha rovinato…”

«Mi sono immerso per anni ed anni nel fiume Po con l’acqua gelata di gennaio fino al petto per mettere da parte qualcosa con la pesca delle vongole veraci. Poi una mattina di novembre con una telefonata un impiegato di banca mi ha detto che non avevo più nulla». La storia di Mario F., pescatore 67enne di Goro (località in provincia di Ferrara) è quella di migliaia di italiani, che hanno visto svanire nel nulla i risparmi di una vita per effetto del decreto Salvabanche.

sfidare le bancheIn attesa di sapere se, ed eventualmente in che misura, sarà rimborsato, Mario continua la sua battaglia insieme a tante altre persone che non hanno paura di sfidare banche ed istituzioni sia scendendo in piazza sia rivolgendosi ai tribunali. La lista delle irregolarità bancarie si allunga di giorno in giorno: anatocismo bancario, mutui usurari, tassi d’interesse fuorilegge, la truffa dell’Euribor, bail in, derivati, sofferenze e altri numerosi pericoli su conti correnti e finanziamenti. In tanti, sempre di più, temono che dopo i soldi possano perdere anche la casa.

Ma non dobbiamo arrenderci – afferma il combattivo pescatore di Goro –, anzi dobbiamo andare fino in fondo. Chiederemo giustizia ai tribunali? Quello è scontato, ma se possibile dobbiamo andare anche oltre». Il signor Mario ha perso 132mila euro. Aveva investito i suoi risparmi nelle obbligazioni subordinate, rivelatesi poi carta straccia con il provvedimento attuato dal governo per evitare il fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara.  «Ho cominciato a lavorare a 12 anni ed ora vivo con una pensione di 590 euro – racconta – e quando l’impiegato mi ha telefonato sono rimasto senza parole: avevo capito benissimo cosa mi era successo, ma non riuscivo a dire nulla, neanche ad arrabbiarmi.

Ora, però, appare molto determinato e soprattutto pronto a tutto: «È diventata una questione di principio, oltre che di onestà. Certa gente non può farla sempre franca, non possiamo permetterglielo perché altrimenti significherebbe che il popolo non conta più nulla e può subire di tutto». Nelle sue proteste di piazza, Mario è sempre affiancato dal figlio, che sta portando avanti la sua professione e lo appoggia in questa battaglia. «Non voglio lasciare un mondo così sporco a mio figlio ed a mia nipote – conclude il pescatore – dopo che i nostri nonni ed i nostri bisnonni sono morti in guerra per creare un’Italia che questi personaggi ora stanno rovinando. Anzi, a dirla tutta, hanno già rovinato…».     

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